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01 dicembre 2011

Shapless Zine_Painful Illusion

Ritorno di fiamma per gli Scum, quintetto toscano autore nel 2007 di “Re-Evolution”, la seconda fatica del combo ma prima in termini di full length, che giungeva a 4 anni di distanza dal precedente “Welcome”, demo d’esordio dei nostri; ora si ripresentano al pubblico italiano e non solo con questo nuovo “Painful Illusion“, terzo capitolo dalla nascita della band, che risale all’ormai lontano 1999. Con una line-up stabilizzatasi grazie all’ingresso in formazione di Sebastian Bassi alla chitarra e Simon Blust al basso, che si vanno ad affiancare ai tre membri fondatori Stefano Mascioli (chitarra), Leonardo Priori (voce) e Valerio Brescia (batteria), gli Scum riescono a confezionare un nuovo prodotto, che si muove sulle linee del precedente, pur mostrando una evidente ed accresciuta fiducia nelle proprie capacità e possibilità, che si concretizza in un songwriting particolare e variegato, seppur ancorato agli stilemi del death metal. Le influenze thrash, che i nostri tendono a non dimenticare, riconducono ai capitoli più recenti di band quali Testament o Exodus, più che guardare agli anni d’oro del genere: sintetizzando il tutto, ci si trova ad avere a che fare con una concezione moderna di thrash, ma si potrebbero sbandierare molti altri nomi cari ai nostri. Insomma, seppur catalogabili dietro ad una etichetta a loro accostabile, inseriscono nei solchi di tutti i brani quel tocco e quella venatura che li rende una realtà a sé stante, che ad oggi è la caratteristica che aiuta le band a distinguersi dalla massa.
“Painful Illusion” si sviluppa in 8 brani compresa una intro, per un timing finale di poco superiore alla mezz’ora: un sostanzioso EP si potrebbe dire, ma dai connotati articolati e da assimilare a piccole dosi, per poter cogliere tutti i particolari contenuti nei vari riff così come nella spinta della sezione ritmica, il tutto studiato sin nel minimo dettaglio.
L’influsso di una band come i Meshuggah, soprattutto nei repentini e subitanei cambi di tempo, oltre che nei “giochi” ritmici e negli scambi tra chitarre e batteria, è dato di fatto, assoldato sin dalla prima traccia presente, e lo stesso vale per la voce; Death e Carcass hanno la loro parte di importanza nei sentieri tracciati dagli Scum, ed una band conterranea seminale per molti proietta la sua ombra in maniera esplicita al termine della carrellata. Breve intro strumentale a sancire il via delle danze, con “Shame” che segue a ruota, ancora una volta senza voler per forza schiacciare a fondo il pedale dell’acceleratore, ma improntando un “rilassato” andamento, con sonorità a metà fra il sognante ed il malinconico. Stesso discorso per la cupa “Lullaby For A Sad Girl (Pt. I)”, mentre “Reborn Against All” lascia uscire allo scoperto la vena più thrash del combo, tra sfuriate e concitati mid tempos; “War Time” e “Dark Hypnotic Evidence” proseguono il discorso, con i Pantera che fanno capolino fra un riff e l’altro, per spezzare con la strumentale acustica “Lullaby For A Sad Girl (Pt. II)” e confluire nella conclusiva “Green Room (Bed N°4)”, ancora una volta riassunto di tutte le influenze ed i capisaldi degli Scum. Come anticipato in precedenza, i nostri ci lasciano con un brevissimo tributo ai nostrani Sadist, andando ad inserire al termine di “Green Room (Bed N°4)” un estratto da “From Bellatrix To Betelgeuse”, quel fantastico brano strumentale presente sull’epocale “Tribe”, forse la massima espressione del longevo combo italico.
Ancora una volta il lavoro superlativo di Valerio dietro le pelli fornisce una marcia in più all’economia generale, seppur i suoni adottati siano ad avviso personale fin troppo finti (tali in certi frangenti da far ipotizzare l’utilizzo di una drum machine, N.d.P.); le chitarre di Stefano e Sebastian si mostrano precise ed infallibili nell’intessere trame melodiche, così come nel martellare l’apparato uditivo quando richiesto a gran voce dal contesto.
Un lavoro che non deluderà le aspettative di quanti (spero molti) si siano procurati il precedente capitolo al tempo della sua uscita, apprezzandolo per la volontà di non adeguarsi a determinati cliché, ma cercando il più possibile una propria e personale strada, e giungendo a costruire un marchio di fabbrica ad esclusivo uso e costume Scum. Ancora una volta promossi e consigliati, una band da supportare!

 

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