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04 marzo 2010

True Metal_Painful Illusion

Quando la passione ha un solo nome: metal!

Attivi sin dal 1999, i toscani Scum non si sono mai persi d’animo nonostante vari cambi di line-up e oggi possono proporre “Painful Illusion”, secondo full-length autoprodotto (il primo, “Re-evolution”, è del 2007) della loro decennale carriera.

Il gruppo – che ruota da sempre attorno al trio Leonardo (voce), Stefano (chitarra) e Valerio (batteria) – , sforna una mistura di thrash e death decisamente compatta; per lo più orientata verso Exodus & Co.
Encomiabile la resa complessiva, se si ragiona sul fatto che si tratta di prodotti non alimentati da finanziamenti contrattuali. L’equilibrio fra i vari strumenti è buono, anche se la voce è a volte sottotono e le chitarre dovrebbero avere una spinta maggiore.
Il groove è fresco e moderno, ben bilanciato fra passato e presente: pur essendo presenti tracce rinvenibili agli anni ottanta, “Painful Illusion” è un lavoro perfettamente ancorato agli stilemi del nuovo millennio.
Raramente si raggiungono le alte velocità per un ritmo che si assesta principalmente su pesanti mid-tempo, involvente a volte accattivanti tratti melodici. Questi calibrati per il genere estremo senza aver come obiettivo la facile cattura.
Il gruppo, inoltre, riesce a sviscerare il proprio sound con personalità: dopo vari ascolti del CD si può apprezzare il famigerato “marchio di fabbrica”.
Il songwriting deve ancora maturare per garantire un livello qualitativo costante lungo la durata (un po’ troppo breve) del platter: alcuni episodi sono riusciti, altri meno.

 

Fra i primi segnalo “Lullaby For A Sad Girl (Pt. 1)”, cadenzato e movimentato; “Reborn Against All”, aggressivo quanto basta con una pregevole, melodica parte finale; “War Time”, dall’accattivante riff del ritornello.
Fra i secondi “Shame”, troppo lento; “Dark Hypnotic Evidence”, fiacco e scontato; “Green Room (Bed n. 4)” (outro a cura dei Sadist), anch’esso statico.

Per quanto riguarda i singoli componenti, si tratta di musicisti con una solida esperienza alle spalle e un’idonea preparazione di base, più che adeguata a quanto si esige, oggi, in materia di tecnica.
Personalmente trovo molto buono il compito svolto da Priori, il quale mischia molto growl a poco scream, con un apprezzabile risultato finale. Aggressivo, modula le linee vocali adattandola alle partiture delle asce, che s’impegnano a tessere un rifferama preciso e vario, equilibrando ritmiche e soli.

Tutto quanto sopra, a questo punto, credo basti per valutare “Painful Illusion”: la sufficienza è garantita dal buon “tiro” del lavoro, il quale, però, è poco spesso a livello compositivo. Una maggior uniformità fra i brani – insistendo magari sulla melodia – e una produzione professionale degli stessi consentirebbe forse agli Scum di compiere ulteriori passi in avanti.
Se son rose, fioriranno!

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